Malasanità  a Treviso: il caso alla commissione parlamentare

Argomento: News malasanità 

Bimbo malformato: caso in Parlamento

  PREGANZIOL. E’ finita alla neonata commissione parlamentare per la malasanità, al ministero della salute e sul tavolo di Sandro Sandri, assessore regionale alla Sanità, la vicenda del piccolo, nato con una malformazione, che i genitori non riuscirebbero a curare adeguatamente a causa delle disfunzioni della pubblica amministrazione, che avrebbe ostacolato le terapie fuori regione. La vicenda risale al 2003, alla nascita del piccolo con il parto in una clinica privata: i genitori chiedono che al loro «piccolo angelo a cui sono state spezzate le ali» venga dato aiuto.  E’ solo l’ultimo capitolo di una vicenda dolorosa, pronto ad approdare sui banchi del Parlamento come ratificato dal documento inviato lo scorso 20 novembre: il caso è stato portato all’attenzione dei media attraverso il centro di studio per la Difesa del Malato e l’attenzione del giurista Nicola Todeschini, che hanno suggerito alla famiglia di rivolgersi alla commissione per la Malasanità «affinché qualcuno intervenga finalmente per chiarire le numerose inerzie e consenta loro di offrire le migliori cure al piccolo».  Il piccolo, affetto da gravi patologie, si è ritrovato coinvolto in una serie di incidenti buracratici che ancora gli impediscono di ricevere adeguata assistenza: i familiari hanno dovuto sopportare una vertenza, per ora stragiudiziale, «volta a rinvenire le basi di una soluzione transattiva per accertare le responsabilità che sarebbe condivisa anche con i sanitari di una struttura dell’Ulss 9». Tra le accuse portate dai legali, e a breve all’attenzione dei parlamentari, l’enorme difficoltà per ottenere un girello, secondo i sanitari utile alla cura e atteso inutilmente per molti mesi, e il trattamento discriminatorio per la richiesta della famiglia di curare il piccolo a San Giovanni Rotondo, in Puglia: pur nell’incertezza di ottenere l’autorizzazione, la famiglia si è trasferita comunque nella zona di Padre Pio. «Siamo disperati, vogliamo che il nostro piccolo sia aiutato a ritrovare la serenità perduta», chiedono i genitori, continuamente alle prese con le falle burocratiche: solo due anni fa è arrivato il tanto atteso deambulatore, privo comunque di cinghie e quindi praticamente inutilizzabile, e venendo rinviati di volta in volta da un ufficio all’altro. «Una odissea che non è ancora finita - spiega l’avvocato Nicola Todeschini - la madre continua ad andare avanti e indietro per l’Italia con la voglia di ottenere qualcosa, ma per il momento i disguidi continuano».  L’accusa alle strutture sanitarie non arriva soltanto dai genitori, ma anche dal centro di studio per la Difesa del Malato: «Alcuni funzionari si sono lamentati dell’iniziativa legale che avevano avviato, aumentando lo stato di prostrazione dei genitori». Sarà la commissione parlamentare istituita lo scorso 6 novembre a prendere in esame in caso. (Massimo Guerretta)


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