Lo scandalo delle targhe clonate

Argomento: News consumatori

Unione Consumatori: la piaga
delle targhe clonate
 
Roma, 8 – Soprattutto a causa delle targhe “clonate”, ma anche per errori degli agenti stradali, migliaia di automobilisti continuano a ricevere multe da città in cui non sono mai stati. E’ quanto denuncia l’Unione Nazionale Consumatori secondo la quale specialmente le targhe clonate stanno diventando una vera e propria piaga contro la quale l’automobilista danneggiato è praticamente impotente. Le contravvenzioni arrivano soprattutto da Napoli e si tratta di false targhe che riproducono quelle vere con un affare lucroso per la malavita. In teoria, spiega l’Unione Consumatori, ai sensi dell’art. 386 del DPR n. 495/1992 (regolamento del Codice della strada) l’automobilista innocente può fare ricorso allo stesso Comando (di Vigili urbani, Carabinieri o Polizia) che ha emesso la contravvenzione, dichiarando che si tratta di “notificazione del verbale a soggetto estraneo” e chiedendone l’archiviazione. Il Comando potrebbe accertare facilmente che si tratta di soggetto estraneo poiché nella “prima nota” sulla quale si rileva l’infrazione e si costruisce poi il verbale dovrebbe essere indicato sia il numero di targa sia il tipo di macchina e l’automobilista dovrebbe essere proprio sfortunato se, oltre alla targa, coincide anche il tipo di macchina. Ma nella prima nota, afferma l’Unione Consumatori, gli agenti quasi mai indicano il tipo di macchina, anche perché i modelli sono ormai tantissimi (ce ne sono 1038 a benzina e 473 a gasolio, per le sole auto in produzione, senza contare quelle fuori produzione), nessuno è in grado di riconoscerli tutti. Da qui nasce la situazione disperata dell’automobilista innocente, che continua a ricevere le contravvenzioni, ma non essendo possibile il confronto del modello dell’auto con la relativa targa, il ricorso viene respinto, a meno che l’innocente multato non esibisca la prova documentale che in quel giorno e in quella tale ora non si trovava con la sua auto a Napoli, ma in altra parte d’Italia o del mondo. Ma quale potrebbe essere una prova documentale – si chiede l’Unione Consumatori? Non si sa, quindi occorrerebbe un decreto che stabilisca un rimedio semplificato.
 
Roma, 8 gennaio 2009


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