Grande inchiesta: gli italiani e la tutela dei consumatori

Argomento: Annunci consumatori

GLI ITALIANI E LA TUTELA DEI CONSUMATORI

In occasione della commemorazione del suo fondatore, Vincenzo Dona, l’Unione Nazionale Consumatori ha commissionato –con il contributo dell’Istituto per la Promozione Industriale (IPI)– un’indagine demoscopica ad Astra Ricerche. Essa è stata realizzata tramite 1.008 interviste telefoniche, somministrate tra il 18 e il 21 ottobre 2007 col metodo CATI (Computer Aided Telephone Interviewing) ad un campione di italiani dai 15 anni in su, pari ad un universo di 50.4 milioni di adulti (esclusi i membri delle convivenze: carceri, ospedali, conventi, convitti, ospizi, ecc.).

Il 63% degli italiani non si sente sufficientemente tutelato nei suoi diritti di acquirente/utilizzatore di beni e servizi: in una scala da 1/minimo a 10/massimo il voto medio è pari a 4.5, con solo il 18% che dà voti da 7 a 10. L’insoddisfazione è maggiore della media tra i responsabili degli acquisti familiari, tra i 35-64enni, al sud, nei comuni tra i 30mila e i 250mila abitanti, nelle fasce socio-economiche superiori oltre che nel ceto medio impiegatizio.

I settori nei quali la difesa del consumatore è infima sono – nell’ordine delle indicazioni spontanee – quello dell’alimentazione/be-vande (58%), dell’energia (34%), della salute/sanità (25%), dell’abbi-gliamento (20%), dei prezzi/tariffe (13%), della telefonia/TLC (10%).

Sono numerose le iniziative considerate abbastanza o molto importanti per rendere i consumatori consapevoli dei loro diritti: progetti educativi dei giovani/per le scuole (91%), informazione alla tv (90%), incontri promossi dalle organizzazioni consumeristiche (88%), informazione sui giornali (88%), informazione alla radio (84%), campagne pubblicitarie di informazione (81%), Internet (siti, blog, forum: 72%).

La tutela dei consumatori (cioè la garanzia della qualità e della sicurezza dei prodotti e del rispetto delle leggi con assistenza a coloro che vogliono far valere le loro ragioni) vede - in ordine decrescente - sei soggetti dominanti: le forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Polizia municipale: 66%); alcune trasmissioni tv (come ‘Mi manda Rai 3’: 56%); alcune categorie specializzate (medici, veterinari, nutrizionisti, commercialisti: 56%); alcune associazioni di consumatori (52%); l’Unione Europea (49%); alcuni giornalisti (Vianello, Lubrano, Angela: 46%); alcune organizzazioni ambientaliste (45%). Seguono le authorities (Autorità della concorrenza e del mercato, per la privacy, dell’energia, delle comunicazioni: 36%); alcuni sindacati (36%); la magistratura (35%); le Regioni e gli enti locali (32%); alcuni giornali specializzati (come ‘Il Salvagente’, ecc.: 29%); i mass media (29%); alcuni ministeri (Agricoltura, Industria, Sanità, ecc.: 27%); alcuni blog (come quello di Grillo ecc.: 24%); alcuni politici (22%); alcuni partiti politici (18%); il governo (17%).

Coloro che si ritengono tutelati dalle organizzazioni consumeristiche ritengono che le associazioni dei consumatori dovrebbero fare campagne per informare ed educare i cittadini sui loro diritti (92%), preparare e proporre leggi a tutela dei consumatori (87%), fornire assistenza ai singoli consumatori (anche con avvocati, commer-cialisti, ecc.) nelle vertenze e nelle cause relative (87%), realizzare test comparativi su beni e servizi per informare i consumatori sulle scelte migliori (85%), denunciare le imprese che attuano comportamenti scorretti o illegali (84%), essere frequentemente presenti in tv, alla radio, sui giornali (75%).

Il 79% degli italiani ultra14enni conosce l’esistenza di leggi a difesa dei consumatori (le eccezioni riguardano –al di sopra della media– i 15-34enni, le donne, la classe media e il sud). Il 63% di coloro che sanno che esistono norme a difesa dei consumatori le considera inefficaci (specie i maschi, i 15-34enni e i 55-64enni, i residenti al sud e nelle città maggiori, gli appartenenti ai gruppi sociali previlegiati o al ceto medio impiegatizio e autonomo, i laureati) e il 52% comunque scarse.

La valutazione della tutela dei consumatori oggi in Italia -tra le associazioni l’Unione Nazionale Consumatori gode di una notorietà totale del 71% del campione (pari a 35.5 milioni di adulti)- è negativa nell’8% dei casi; di debole favore con diverse critiche nel 27% dei casi; buona (39%) o eccezionalmente positiva (26%) in quasi due casi su tre (al di sopra della media i 15-64enni, gli uomini, i residenti al nord e nelle regioni ‘rosse’, i soggetti con titolo di studio superiore alla media, gli appartenenti ai ceti superiori o medi inclusi studenti e casalinghe, coloro che vivono con 0-14enni in famiglia, gli internauti).

Le riserve riguardano l’ancora debole diffusione (74%), la troppo frequente strumentalizzazione per motivi politici (58%), la dipendenza da interessi organizzati o addirittura la corruzione (46%), l’autoreferen-zialità (44%), il finanziamento da parte di alcune imprese contro altre (36%), l’inutilità (“è solo una moda”: 22%). Gli apprezzamenti riguardano la necessità del suo sviluppo per rendere l’Italia un paese più civile (77%) e per rafforzare la difesa della gente (75%), la forte crescita negli ultimi anni (60%), il coraggio nel resistere a tante imprese che vorrebbero avere le mani libere (62%) e a potentissime lobbies ostili (56%).

Il campione è stato intervistato sulla conoscenza della class action (ma prima del suo inserimento nella finanziaria approvata al Senato): la notorietà della futura possibilità di azione collettiva era propria a metà ottobre 2007 del 28% degli ultra14enni (al di sopra della media gli uomini, gli ultra44enni, i residenti nel nord-est e nelle regioni ‘rosse’ del centro oltre che nelle metropoli, i laureati, i ceti superiori e quello medio impiegatizio così come i pensionati e i capifamiglia). Nel caso di partecipazione con altri a un’azione collettiva volta a ottenere il risarcimento di un danno subito, il 50% si rivolgerebbe alle associazioni di tutela del consumatore, il 44% ad avvocati/studi legali, il 25% a sindacati, la stessa percentuale a comitati spontanei di cittadini, il 13% a Camere di commercio.

Infine sono state esplorate la conoscenza e la valutazione di una serie di recenti liberalizzazioni: una sola (la vendita dei farmaci da banco non solo in farmacia) è nota alla quasi totalità del campione (94%), mentre le altre cinque sono totalmente ignote al 23% (assicurazioni auto), al 31% (chiusura dei conti correnti bancari e passaggi di proprietà), al 32% (taxi e trasporti).

Nel merito, i conoscitori danno sempre un giudizio largamente positivo: nell’ordine, per i passaggi di proprietà (79%), la chiusura dei c.c. bancari (77%), i taxi (73%), le assicurazioni auto (72%), i trasporti (70%) e la vendita dei farmaci da banco non solo in farmacia (69%). Quanto al futuro, la nuova liberalizzazione indicata spontanea-mente come più importante e urgente è quella totale dei prezzi e delle tariffe (10%), seguita da quella dell’energia (7%) e da quella della vendita dei carburanti (4%).

Tratto da: Le scelte del Consumatore (SdC – dic. 2007)



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